Pontelandolfo è tra i comuni della Provincia di Benevento più ricchi di bellezze naturalistiche: il Torrente “Alente”, con cascate e forre, il Torrente “Alenticella”, il Lago “Spino”, le sorgenti di Acqua del Campo, Sant’Elmo, Sorgenza, Grotte, Ponte Nuovo, Addona, Monaci-località Fontanelle, Monaci-località Ciarlo, Castellone-località D’Occhio, Martellina-località Fontana Vecchia, Silenziola, Acqua del Monte; Monte Calvello, Toppo Mangialardo, Montalto, Monte Forgioso; le grotte e le cavità di Contrada Molino Vecchio – località Sabatino, la Grotta del Brigante – località Coste Chiavarine e località Laganelle; le doline di origine carsica del Vallone Resicco, del Lago Ciancione – località Cogli, della Valle Acqua del Monte. Le località Monte Calvello, Toppo Mangialardo, Montalto, Monte Forgioso, Spaccamontagne, Acqua del Monte, Ponticelli, Guitto, Guancia, Sticco, Caicchia, Silenzola, Coste Chiavarine, Coste della Vallana; ed infine le aree boschive di Sant’Elmo, Mastrofilippo, Spaccamontagne, Guitto, Guancia, Piano Feletta, Martellina, Resicco, Monticelli e Coste Chiavarine si trovano all'interno dell'Oasi “Monte Mutria”.
Il centro storico del borgo sannita è altrettanto ricco di risorse turistiche: Piazza Roma con il maestoso albero di tiglio, Palazzo Perugini e Palazzo Rinaldi, la Chiesa dell’Annunziata e la Chiesa Madre del SS.Salvatore; la Torre, in realtà, è solo una parte dell’antico castello mediovale costruito dai Longobardi nel XII secolo, che presentava quattro torri e due torrioni e proteggeva il centro storico della comunità in cui vivevano all’epoca i contadini che poi si recavano durante il giorno al lavoro dei campi del circondario. Al castello si accedeva per quattro porte: Porta Nuova, Porta Annunziata, Porta dell’Angelo, e Porta del Carcere. Dalla torre, nella base della segreta, si dipartono due camminamenti sotterranei di altezza di circa 1,5 mt in direzione nord per circa 1,2 Km ed esce dietro alle Campetelle e in direzione sud verso Cupa Dei Cavalli. 
Pontelandolfo è noto per essere stato, insieme a Casalduni e a Campolattaro, il 14 agosto 1861, teatro di un eccidio, perpetrato dall’Esercito italiano, come ritorsione per l’uccisione di un ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri effettuato da circa duecento Briganti, capeggiati dal cerretese Cosimo Giordano. Per vendetta, il colonnello dell’esercito Pier Eleonoro Negri, al comando di un battaglione di 500 bersaglieri, massacrò un numero stimato di oltre 400 inermi cittadini  e distrusse il paese incendiandolo: molte donne furono stuprate prima di esser assassinate e non furono forniti dati ufficiali sul numero totale delle vittime della repressione.