Al centro ideale del vario territorio del Titerno sorge Cerreto Sannita. Della cittadina si coglie immediatamente la regolarità del suo impianto urbano: città di fondazione, si presenta come un bellissimo e ordinato palcoscenico architettonico. Come la cittadina siciliana di Noto, con cui è gemellata, è stata pensata ed interamente ricostruita nel 1700, dopo il disastroso terremoto del 1688, con pianta regolare, isolati a spina (destinati a abitazioni popolari), isolati a corte (riservati delle classi più agiate) e isolati a blocco (destinati soprattutto alle istituzioni religiose), in luogo “proporzionato, piano e forte” non lontano dalla città distrutta. Di quest’ultima non si conosce l’originaria ubicazione, ma si ipotizza che non fosse lontana dall’attuale centro.

Come per le altre cittadine del Titerno la causa della ricostruzione ordinata del tessuto urbano conferma la fedeltà assoluta al territorio che indusse gli abitanti, nel corso dei secoli, a movimenti minimi e obbligati all’interno di una stessa area, sia per motivi politici, le invasioni e le dominazioni di popoli guerrieri, sia per calamità naturali, quali i numerosi terremoti che hanno purtroppo decimato nei secoli scorsi la laboriosa popolazione di queste terre. 

Visitando Cerreto Sannita ci si può interrogare con i numerosi storici locali, sul progetto che ha ispirato la sua ricostruzione dopo il tragico evento del 1688: è interessante, ad esempio, confrontare la sua pianta con quella delle città romane, con Ercolano e Pompei, e percorrere il bel corso principale, Corso Umberto I, come il suo grande cardine, quindi ricercare gli altri cardini, le strade che indicavano ai Romani la direzione nord-sud: Via Mazzarella, Via Vescovo Massarelli e Via Telesina, quindi incrociare Via Nicotera, Via Chiaie, Via Mastrobuoni, Via Monterbano e Via Mattei, i suoi decumani, le strade tracciate secondo la direzione nord-ovest. Nella mente si ricompone allora, attraverso questo progetto di fondazione, lo schema delle città nuove di epoca romana e riecheggia ancora la vicenda storica di questo luogo: ci si chiede quindi se Cerreto è stata la Comitum Ceritum di cui parla Tito Livio, e prima ancora se Comitum Ceritum era stata la Cominium di cui parla lo stesso storico raccontando delle guerre tra i Romani e i Sanniti. Per alcuni accreditati storici locali Cominium, Comitum Ceritum e Cerreto Sannita rappresentano tre momenti delle vicende di una stessa popolazione, costretta solo dagli eventi a muoversi all’interno di un territorio. Della Comitum Ceritum resta il Ponte di Annibale su cui il condottiero passò nel 216 a. C. durante la seconda guerra punica. Sede storica dei vescovi telesini, Cerreto Sannita accoglie i turisti con le sue strade ordinate e ampie, le sue piazze pensate per una piacevole sosta tra la visita a una chiesa (la Cattedrale, la Chiesa della Madonna della Grazia, la Collegiata di San Martino) e un museo (su Corso Umberto I si trovano i due musei cerretesi: quello della Ceramica Artistica, nei locali dell’ex Convento francescano di Sant’Antonio e quello dell’Arte Sacra, sistemato nella Chiesa di San Gennaro). Senza ostentazioni, i bei negozi del comune presentano i prodotti della sua eccellenza: le ceramiche, prima di tutto, famosissime tra gli estimatori in ogni parte del mondo, quindi i suoi vini, gli oli, i prodotti caseari, il suo fungo più noto, a cui è dedicata una festa, il virno o fungo di San Giorgio. Di quello che offriva la terra – le sponde dei torrenti ricche di argilla e il suolo reso fertilissimo dalle evoluzioni geologiche – gli abitanti di Cerreto Sannita hanno saputo trarre prodotti e manufatti, rispettando le loro montagne, il loro fiume e tutta la natura di un territorio a vocazione agricola e pastorale.